Nella porzione di Torah di questa settiman, Ki Tavo (Quando raggiungerai la terra…),viene detto agli Israeliti di portare i primi frutti a Dio. Dio inoltre dice al popolo che se seguirà le sue regole ed i suoi precetti esso sarà premiato, ma se non dovesse seguire le regole sarà severamente punito.
Questa porzione di Torah trova Mosé e gli Israeliti in preparazione della sua morte. Come un genitore, continua a ricordare più volte agli Israeliti i loro obblighi verso Dio e, in quanto nazione, verso loro stessi.
Durante Shabbat non solo leggiamo questa porzione ma leggiamo anche una haftarah, una delle letture dei profeti, dal libro di Isaia. Da Tisha B’Av (il nono giorno del mese di Av) fino a Rosh HaShanah, ricordiamo la distruzione dell’antico Tempio, ed ogni Shabbat in questo periodo leggiamo una porzione dal libro di Isaia. Queste sette letture di Isaia sono conosciute col nome di “Sheva de-Nechamta” (Le Sette Haftarot della Consolazione). Lo Shabbat che segue Tisha B’Av, Isaia ci dice “Nachamu, Nachamu…Conforto, conforto popolo mio... “. Di settimana in settimana le porzioni di Haftarah ci ricordano che Dio offrirà conforto, e questo messaggio continua a crescere fino a raggiungere il proprio apice durante la settimana prima di Rosh Hashanah, quando il profeta Isaia ci dice: “Ho goduto enormemente nel Signore.”
La Haftarah di questa settimana è composta da parole che potrebbero esservi familiari, dato che le troviamo anche nella canzone “L’cha dodi”. Cantiamo quest’ultima per dare il benvenuto a Shabbat nelle nostre case e nelle nostre vite. Le parole sono:
“Ergeti, brilla (Gerusalemme) poiché è giunta la tua luce, la gloria dell’Eterno è su di te!”
Isaia sta dicendo agli israeliti che, anche se hanno sopportato distruzioni e devastazioni, Dio sarà con loro.
Con l’avvicinarsi di Rosh Hashanah, dobbiamo ascoltare il messaggio di Isaia: abbiamo attraversato sei mesi di grande difficoltà. Ci siamo trovati in quarantena nelle nostre case, separati da amici e famiglia, le nostre vite sono state rovesciate da questa pandemia, ma perseveriamo. Abbiamo trovato una nuova strada, abbiamo sviluppato nuove abitudini, e prima o poi usciremo da questo deserto e giungeremo a una specie di terra promessa.
Quest’anno Rosh Hashanah sarà diverso da qualsiasi altro che lo ha preceduto. Saremo distanti-anche se saremo insieme. Siamo comunque una comunità e lo saremo ancora di più una volta che lo shofar intonerà il grande Tekiah Gedolah. Quest’anno dobbiamo pregare perché il nuovo anno sia pieno di pace e benedizioni, di supporto, e soprattutto affinché sia un anno pieno di salute.
Shabbat Shalom
Cantor Evan Kent