Dalla porzione di Torà di questa settimana : “Avete affermato oggi che il Signore è il vostro Dio…e Dio ha affermato che voi siete il suo popolo prediletto. (Deuteronomio 26:17-18)
La parola “affermato” è una di una miriade di traduzioni dall’ebraico. Troviamo anche “dichiarato”, “riconosciuto”, “scelto” e “promesso”. In ebraico è una forma del verbo “dire” o “parlare”. La stessa parola che viene utilizzata più volte nel racconto della creazione : “E Dio disse “Che sia fatta…e cosi fu.”
Nell’ebraismo ci viene ricordato più volte il potere che hanno le parole. Hanno la capacità di definire, nominare, chiarire, creare e di fare molti danni. Con l’arrivo delle festività sacre ci viene chiesto di riflettere su come abbiamo utilizzato questo grande potere e il potenziale delle nostre parole.
Ci sono diversi aforismi rabbinici che ci mettono in guardia dalle parole. “Le parole sono come frecce. Una volta scagliate, non possono essere richiamate.” “Cosi potente è la lingua, che viene tenuta dietro a due cancelli, i denti e le labbra. Meglio tenere serrati entrambi.”
La lista integrale di confessioni di Yom Kippur contiene cinquantaquattro tipi di trasgressioni. I peccati verbali sono molto numerosi in questo elenco.
Spergiurare, spettegolare, calunniare e mal rappresentare. La lista è lunga.
Nell’anno appena passato non riesco a pensare ad un’occasione in cui feci del male fisico a qualcuno, ma mi ricordo situazioni in cui delle parole che ho espresso in malo modo hanno ferito qualcuno, e altre circostanze in cui la mancanza di una parola di conforto o di consiglio hanno senza intenzione causato ancor più dolore. Credo di non essere il solo.
Per il peccato commesso per parole dette o non dette ci viene consigliato di cercare e chiedere perdono. In un momento di accesa discussione abbiamo tutti detto cose di cui ci siamo poi pentiti. Ed è però grazie a questa stessa azione di esprimerci che, in una situazione del genere, possiamo formulare delle scuse e cercare di fare pace con il nostro prossimo. Con le nostre parole possiamo incoraggiare, dare sostegno, rincuorare e rallegrare gli altri. Purtroppo, sono in tanti che oggi sperano in parole di lode, affermazione, accettazione o amore - parole mai ricevute ma comprensibilmente aspettate da coloro a cui siamo legati da rapporti di famiglia. Il silenzio non è sempre d’oro.
Sotto il baldacchino cerimoniale, due sposi si promettono l’uno all’altra e creano una casa con il pronunciare di loro parole che legano insieme le loro vite. I versi biblici sopraccitati sottolineano anche il potere della parola nel creare e legare. L’affermazione - l’esprimere parole l’uno verso l’altro - crea un rapporto, un legame, un patto tra Dio ed Israele. Lo stesso vale per qualsiasi comunità. Il modo in cui ci parliamo o in cui tratteniamo le parole-in strada, in un negozio, al telefono o in internet-determinerà in gran parte il tipo di mondo in cui vivremo e che aiuteremo a creare.
Che quel mondo sia uno di benedizioni, dove le parole pronunciate dalle nostre bocche e le mediazioni dei nostri cuori ci leghino in rapporti reciproci di amore, premura e rispetto.
Shabbat Shalom
Rabbi Whiman